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Storia e Geografia - profilo unico

PROFILO GENERALE E COMPETENZE

Storia
Al termine del percorso liceale l’alunno dovrà conoscere i principali eventi e le trasformazioni di lungo periodo della storia dell’Europa e dell’Italia, dall’antichità ai giorni nostri, nel loro rapporto con le altre civiltà, imparando a guardare alla storia  come a una dimensione significativa per comprendere, attraverso la discussione critica e il confronto fra una varietà di prospettive e interpretazioni, le radici del presente, e favorire la consapevolezza di se stessi in relazione all’ “altro da sé”.
Il punto di partenza sarà la sottolineatura della dimensione temporale di ogni evento e la capacità di collocarlo nella giusta successione cronologica, in quanto insegnare storia è proporre lo svolgimento di eventi correlati fra loro secondo il tempo. D’altro canto non va trascurata la seconda dimensione della storia, cioè lo spazio. La storia comporta infatti una dimensione di geografia storica; e la geografia umana, a sua volta, può ben essere intesa come geografia storica; le due dimensioni devono far parte integrante dell’insegnamento-apprendimento della disciplina.
Avvalendosi del lessico di base della disciplina, lo studente dovrà saper rielaborare ed esporre i temi trattati in modo articolato e attento alle loro relazioni, cogliere gli elementi di affinità-continuità e diversità-discontinuità fra civiltà diverse, assimilare i concetti generali relativi alle istituzioni statali, ai sistemi politici e giuridici, ai tipi di società, alla produzione artistica e culturale, abituandosi, ovunque sia possibile, al confronto con il mondo attuale. A tal proposito uno spazio adeguato dovrà essere riservato al tema della cittadinanza e della Costituzione repubblicana, in modo che, al termine del quinquennio liceale, lo studente conosca bene i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, quali esplicitazioni valoriali delle esperienze storicamente rilevanti del nostro popolo, anche in rapporto e confronto con alcuni documenti fondamentali (solo per citare qualche esempio, dalla Magna Carta Libertatum alla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino alla Dichiarazione universale dei diritti umani).
E’ utile ed auspicabile rivolgere l’attenzione alle civiltà diverse da quella occidentale per tutto l’arco del percorso, dedicando opportuno spazio, per fare qualche esempio, alla civiltà indiana al tempo delle conquiste di Alessandro Magno;  alla civiltà cinese al tempo dell’impero romano; alle culture americane precolombiane; ai paesi extraeuropei conquistati dal colonialismo europeo tra Sette e Ottocento, per arrivare alla conoscenza del quadro complessivo delle interrelazioni tra le diverse civiltà nel Novecento.
 
Pur senza nulla togliere al quadro complessivo di riferimento, uno spazio adeguato potrà essere riservato ad attività che portino a valutare diversi tipi di fonti, a leggere documenti storici o confrontare diverse tesi interpretative: ciò al fine di comprendere i modi attraverso cui gli studiosi costruiscono il racconto della storia, la varietà delle fonti adoperate, il succedersi e il contrapporsi di interpretazioni diverse. Lo studente dovrà inoltre maturare un metodo di studio conforme all’oggetto indagato, che lo metta in grado di sintetizzare e schematizzare un testo espositivo di natura storica, cogliendo i nodi salienti dell’interpretazione, dell’esposizione e i significati specifici del lessico disciplinare. Attenzione, altresì, dovrà essere dedicata alla verifica frequente dell’esposizione orale, della quale in particolare sarà auspicabile sorvegliare la precisione nel collocare gli eventi secondo le corrette coordinate spazio-temporali, la coerenza del discorso e la padronanza terminologica.

Geografia
Al termine del percorso biennale lo studente dovrà conoscere gli strumenti fondamentali ed avere acquisito familiarità con alcune elementari tecniche della disciplina, privilegiando non tanto le teorie, quanto la pratica, particolarmente ricca di possibilità in ambito geografico. Dovrà sapersi orientare con disinvoltura dinanzi alle principali forme di rappresentazione simbolica della Terra, nei suoi diversi aspetti geofisici e geopolitici, ed avere conseguito consapevolezza delle relazioni complesse che corrono tra le condizioni fisiche e ambientali, le caratteristiche socioeconomiche e culturali, e i profili insediativi e demografici di un territorio. Dovrà in particolare sapere descrivere e correttamente inquadrare i problemi politici, ambientali, sociali e culturali del mondo di oggi in una prospettiva molteplice, capace di integrare le ragioni storiche di “lunga durata” dei processi di trasformazione e di “crisi” con quelle tipicamente geografiche, legate alle condizioni climatiche, alla distribuzione delle risorse, alle forme dello sviluppo economico, all’interazione fra attività umane e territorio, alle tipologie di insediamento e sfruttamento dell’ambiente, alle dinamiche migratorie.

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/STORIA E GEOGRAFIA_prof.unico.pdf STORIA E GEOGRAFIA_prof.unico

Importante. Per le segnalazioni a proposito dell'inserimento della Resistenza negli OSA del quinto anno: è stato modificato il testo così come segnalato nella nota presente negli Appunti di viaggio.

COMMENTI


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1 - Redazione

Gentilissimi, siamo lieti di rilevare che la partecipazione al dibattito è anche questa volta animata. La moderazione, come in qualsiasi sito web che implichi la possibilità di commento, è necessaria perché il confronto rimanga nell'ambito dei contenuti proposti e sia tutelato uno spirito di serena condivisione dei differenti punti di vista. A questo fine intendiamo evitare di operare con la pur lecita operazione di editing nel caso dei commenti fuori tema (per esempio quelli riguardanti le classi di concorso), ma si ribadisce che gli esperti che interverranno nel dibattito potranno valutare di non prenderli in considerazione nelle loro risposte. Preghiamo tutti di autoregolamentarsi nell'utilizzo di questo strumento. Sia chiaro: non si vuol negare la legittimità di opinioni su altre questioni pur pertinenti alla scuola e alla dimensione professionale dell'insegnamento, bensì assicurare che sia preservato il focus del dibattito sulle Indicazioni nazionali, nei documenti che vi sono offerti in valutazione, per raccogliere proposte e considerazioni. La redazione ringrazia tutti per la disponibilità che sarà di certo accordata a questa nostra richiesta, affinché il nostro lavoro e la vostra partecipazione siano sempre più produttivi e conseguentemente sereni. Cordiali saluti.
commento del 25 Mar 2010, alle ore 15 25
2 - marisa.tulli

Non sono stata in grado di leggere gli altri commenti, quindi non so se qualche docente l'abbia già rilevato, ma trovo che forse è sfuggito un qualcosa di estrema importanza: i programmi di Storia erano stati riformati recentemente per dare più spazio all’insegnamento del Novecento, quindi era stato proposto uno slittamento in avanti: - in quinta dalla fine dell’800 - in quarta il ‘700 e l’800 - in terza dal ‘300 al ‘600 Invece qui nella bozza di programma leggo che si ripropone che il programma di seconda si concluda con l’altomedioevo, mentre il programma di terza deve di nuovo comprendere gli argomenti a partire dall’XI secolo! A parte che ci eravamo appena adattati alle nuove esigenze, a parte che occorrerà di nuovo riformulare i libri di testo, mi sembra che così si voglia negare un’esperienza didattica positiva. Tra l’altro, finalmente, il programma di Storia, prevedendo anche il Duecento, poteva collimare con il programma d’Italiano che nella bozza sposta l’insegnamento della letteratura delle Origini alla fine del secondo anno: così, invece, avremmo di nuovo una discrasia tra i due programmi, oltre che avere più difficoltà a terminare la storia risorgimentale in quarta!
commento del 25 Mar 2010, alle ore 18 11
3 - Pino Fondati

La bozza riguardante il quinto anno ha, secondo me, una lacuna: dalla fine della seconda guerra mondiale si passa direttamente alla guerra fredda, dimenticando il periodo cruciale dall'8 settembre alla Liberazione. Secondo me, va messo nel dovuto risalto, ed esplicitato in modo netto e chiaro, il periodo della Resistenza, delle motivazioni che spinsero migliaia di resistenti alla lotta armata contro il nazifascismo, del 25 aprile e del suo profondo significato per la costruzione della nostra Repubblica.
commento del 26 Mar 2010, alle ore 10 34
4 - Wanda Formigoni

Gent.le Redazione, credo indispensabile, in primo luogo presentarmi. Mi chiamo Wanda Formigoni, sono ricercatore, nel SSD ius/18, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Ferrara. Dopo essermi a lungo occupata solo di storia/diritto romano, alla fine degli anni ‘90 ho avuto i miei primi contatti con la Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario (sez di Ferrara); negli anni che seguirono, la mia collaborazione con la SSIS è, poi, continuata in modo esclusivo e senza soluzione di continuità in due diversi indirizzi: in quello Linguistico letterario, con il corso di Didattica e laboratorio di storia ed educazione civica, e nell’indirizzo Economico giuridico, dove all’insegnamento di Didattica e laboratorio di diritto privato, si sono poi aggiunte funzioni di coordinamento nella classe di abilitazione A019, cioè nelle materie giuridiche. Per quel che riguarda le pubblicazioni legate all’attività svolta nell’ambito SSIS, la prima dispensa per il corso Didattica e laboratorio di storia ed educazione civica [STORIA ANTICA E DIRITTO. Appunti per la didattica, Bologna, p.78] risale al 2005; l’anno successivo alla dispensa fu aggiunta la parte destinata alla didattica dell’educazione civica [IL DIRITTO NELLA STORIA DI ROMA. CITTADINI E STRANIERI, CIVES E PEREGRINI. Storia antica e educazione alla convivenza civile: appunti per la didattica, Bologna, p.125]; nel 2007 ho pubblicato il manuale DALLA SCIENZA GIURIDICA ROMANA ALL’EDUCAZIONE ALLA CONVIVENZA CIVILE. Appunti di didattica e laboratorio della Storia antica e Educazione civica, 2007, ed. Aracne, (p.268); all’inizio del 2009 avevo già cominciato a rivederne i contenuti per una seconda edizione, aggiornata soprattutto nella parte destinata all’Educazione alla convivenza civile, divenuta nel frattempo, Educazione alla cittadinanza, ma come è noto la SSIS ha terminato la propria attività formativa. Lo scorso anno, poi, è stato pubblicato nel volume destinato a raccogliere gli Atti del Corso di formazione e ricerca/azione per Insegnanti delle Scuole di ogni ordine e grado e Operatori Socio – Sanitari, il mio contributo su La scuola nella costruzione di un’identità sociale del minore: dall’Educazione civica all’ Educazione alla convivenza civile. I motivi che mi spingono ad intervenire nel dibattito apertosi in tema di riforma dei Licei sono legati ad un mio intervento, previsto per il 30 marzo p.v., nell’ambito del Progetto “Bulle e Pupi” – percorso di formazione sul bullismo e sue varie forme di espressione, promosso dalla Provincia di Ferrara, settore Servizi alla persona- ufficio Politiche sociali, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale, la Questura di Ferrara e PROMECO. La lezione che terrò sarà su Legalità e responsabilità civile della Scuola in rapporto, naturalmente, al possibile verificarsi, nella Scuola, di episodi di “bullismo”. Nel mio intervento non mi limiterò ad indicare come il Codice civile e l’art. 61 della l. 11 luglio 1980, n° 312, disciplinino la responsabilità di dirigenti, operatori scolastici, insegnanti, ecc., in relazione al loro obbligo di vigilare, ma intendo soffermarmi anche su un’altra responsabilità (civile) che la Scuola si è assunta da tempo e che, con l’iscrizione di un allievo, dovrebbe nascere contestualmente a quella della vigilanza sul minore: mi riferisco all’obbligazione di istruire ed educare l’allievo, un’obbligazione che “si instaura tra insegnante ed allievo, per contatto sociale” e che l’iscrizione trasforma in “un rapporto giuridico, nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza” (v. Cass., Sez. III, sentenza del 8-11-‘05, n. 24456); un obbligo, insomma che da “programmatico” si è trasformato “operativo” con il d.legsl. n.76/2005 Posto che il contenuto di questo obbligo si traduce per la Scuola nel dover orientare gli studi di un giovane prevedendo, a seconda dell’indirizzo scelto, specifiche conoscenze e abilità, individuate dalla programmazione ministeriale, di questa responsabilità (civile) dalla Scuola mi occuperò, naturalmente, in relazione al fenomeno del bullismo: cercando di rispondere alla domanda se e quando la Scuola possa considerarsi inadempiente. Il discorso è complesso perché si potrà parlare di inadempimento all’obbligo di istruire ed educare solo se la Scuola preveda un insegnamento il cui fine sia avviare ad “una corretta vita di relazione”, dunque a formare in senso morale e civico un adolescente, così da contrastare l’assenza di valori, l’ignoranza delle più elementari regole del convivere che - a detta di tutti - stanno alla base del verificarsi anche nella scuola di atti di bullismo. Come a tutti è noto, un insegnamento il cui fine fosse “ guidare il fanciullo e l’adolescente verso la vita sociale, giuridica, politica, per fargli conoscere i principi che reggono la collettività e le forme nelle quali essa si concreta” fu introdotto, come obbligatorio, nella Scuola fin dal 1958 , ovvero l’Educazione civica. Attraverso lo studio della Storia, nel primo biennio l’insegnamento di tale materia prevedeva lo studio dei diritti e i doveri nella vita sociale; il senso della responsabilità morale, la distinzione fra interessi individuali e interesse generale, per giungere alla consapevolezza dei bisogni collettivi; ecc.; dovevano, poi, essere fornite nozioni sul mondo del lavoro, sulla sua organizzazione e tutela; essere approfondite le conoscenze dei lineamenti dell’ordinamento dello Stato italiano, dello status di cittadino, della rappresentanza politica e il sistema elettorale. Nel triennio successivo i programmi di Educazione civica prevedevano che la Costituzione, i suoi principi ispiratori, i doveri e i diritti dell’uomo e del cittadino, la libertà, le sue garanzie e suoi limiti fossero presi in esame in sede di comparazione diacronica, cioè effettuata tra passato e presente, ecc., ecc., ecc. Nonostante tanti buoni propositi e sforzi fatti a più riprese negli ultimi quarant’anni per assegnare all’Educazione civica il ruolo e gli scopi previsti, il suo insegnamento, privo di “dignità” mancando un voto e un monte orario specifico, restò, di fatto, affidato a progetti ed iniziative portate avanti solo da pochi insegnanti, su base volontaria e con motivazioni a volte personali, tali da renderne diverso l’impatto educativo e diverso il valore sul piano didattico Sono certa che chi mi legge conosce bene la storia della Scuola e quindi non mi dilungo sulla sorte, negli istituti secondari di II° (dove non sia previsto l’insegnamento del diritto), riservata al dovere della Scuola di “formare in senso sociale e civico adolescenti e giovani”; qui mi limiterò solo a ricordare come, nella mia lunga esperienza SSIS, abbia toccato con mano il disagio di tanti, troppi specializzandi dell’indirizzo linguistico-letterario (cl. A043- A050- A051), che si rendevano conto, a più di 30 anni, di come la loro formazione liceale, ma soprattutto universitaria non avesse saputo fornire loro quelle conoscenze elementari, ma specifiche ed indispensabili per potere affrontare, poi, in classe, nozioni, concetti, principi giuridici, terminologie di uso comune, non sempre chiari e coerentemente spiegati neppure nei libri di testo. Cercando, dunque, nell’ampia documentazione presente nel sito sulla riforma dei Licei, se qualcosa, negli anni, fosse cambiato nelle scuole superiori dove non sia previsto l’insegnamento del diritto, insomma, se il diritto soggettivo di ogni alunno all’istruzione e formazione si fosse anche trasformato in un reale insegnamento, funzionale a guidare “l’adolescente verso la vita sociale, giuridica, politica, per fargli conoscere i principi che reggono la collettività e le forme nelle quali essa si concreta”,… ammetto di non aver trovato molto in tal senso, cioè non mi pare di aver trovato alcuna specifica materia con un monte orario proprio, con valutazione autonoma che soddisfi all’esigenza di formare socialmente e civicamente un giovane. In un sito sindacale, in merito a questo problema, viene data notizia – e ne chiedo l’attendibilità - che nel novembre 2009 ciò che il ministero avrebbe autorizzato, nelle scuole superiori di II°, per Cittadinanza e Costituzione sarebbe solo un percorso sperimentale, inserito nell’area storico-geografica e con un impianto simile ai contenuti di Educazione civica, per il quale non sarebbero previste ore aggiuntive, né alcuna valutazione. Nella documentazione diffusa dal Ministero, d’altra parte, in relazione all’esigenza di formare civicamente e socialmente i giovani liceali trovo i seguenti riferimenti:  “PROFILO UNICO - TUTTI GLI INDIRIZZI - Storia e Geografia PROFILO GENERALE E COMPETENZE” in relazione a “Storia” “…A tal proposito uno spazio adeguato dovrà essere riservato al tema della cittadinanza e della Costituzione repubblicana, in modo che, termine del quinquennio liceale, lo studente conosca bene i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, quali esplicitazioni valoriali delle esperienze storicamente rilevanti del nostro popolo, anche in rapporto e confronto con alcuni documenti fondamentali”  Allegato A - Il profilo culturale, educativo e professionale dei Licei - 4. AREA STORICO-UMANISTICA: “… Conoscere i presupposti culturali e la natura delle istituzioni politiche, giuridiche, sociali ed economiche, con riferimento particolare all’Italia e all’Europa, e comprendere i diritti e i doveri che caratterizzano l’essere cittadini.”  (http://nuovilicei.indire.it/content/index.php?action=riforma&id_m=9549&id_cnt=9624) PROFILO GENERALE E COMPETENZE – Storia : “… A tal proposito uno spazio adeguato dovrà essere riservato al tema della cittadinanza e della Costituzione repubblicana, in modo che, al termine del quinquennio liceale, lo studente conosca bene i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, quali esplicitazioni valoriali delle esperienze storicamente rilevanti del nostro popolo, anche in rapporto e confronto con alcuni documenti fondamentali…” I propositi, le finalità che si intendono perseguire sono, come in passato, le migliori … ma oggi, per un liceo in cui non sia previsto l’insegnamento del diritto, cosa cambia rispetto a quel lontano 1958 in cui l’allora Ministro A. Moro aveva voluto obbligatorio nelle scuole lo studio dell’Educazione civica? Il 30 marzo è molto vicino e nel mio intervento su Legalità e responsabilità civile della Scuola in rapporto al possibile verificarsi, nella Scuola, di episodi di “bullismo”, alla domanda se e quando la Scuola possa considerarsi inadempiente davanti all’obbligo assunto di educare e formare i giovani, dovrò rispondere che, aldilà delle numerose affermazioni di principio, non essendo ancora rintracciabili, nella programmazione ministeriale, “conoscenze” ed “abilità” riconducibili ad un insegnamento a cui sia riservato un numero di ore obbligatorio e per il quale sia prevista apposita valutazione, chi opera nella scuola (mi riferisco sempre a quella secondaria in cui non sia previsto l’insegnamento del diritto) potrà, eventualmente, dover rispondere di culpa in vigilando o di culpa in organizzando, ma non di culpa in educando! Nel mio intervento del 30 p.v., dunque, dovrò limitarmi a ricordare che le uniche strategie di cui la Scuola potrà rispondere, se non vengono poste in essere far fronte “al diffondersi nelle comunità scolastiche di fenomeni, talvolta gravissimi, di violenza, di bullismo o comunque di offesa alla dignità ed al rispetto della persona umana, (Premessa al Regolamento del D.P.R. n. 235 del 21 novembre 2007), sono quell’“apparato normativo che consente alla comunità educante di rispondere ai fatti sopra citati con maggiore severità sanzionatoria”, ovvero la rigorosa applicazione dello Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria e l’introduzione, reale, negli Istituti del Patto educativo di corresponsabilità. (Wanda Formigoni)
commento del 26 Mar 2010, alle ore 17 37
5 - Stefano Verziaggi

Gentilissimi, anch'io mi trovo perplesso di fronte allo slittamento dei programmi di storia nel biennio. Immagino che questa scelta possa essere un tentativo di lasciare più spazio alla geografia, dato che il discorso storico si rende più agevole. In questo modo, però, avviene una compressione eccessiva dell'età moderna! Non si potrebbe pensare di tarare in modo diverso la scansione? Ponendo, ad esempio, di non arrivare fino al 1350 in seconda, ma fino al 1200. Si tratta, è chiaro, solo di un'idea.
commento del 27 Mar 2010, alle ore 11 52